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Katia Zantedeschi

«Ciao, io vado dalla Katia». Intervista a Katia Zantedeschi

Intervista di Elisabetta Barreca.

Parole: 855 | Tempo di lettura: 4 minuti

Ciao katia, cos'è l'Osteria Barucchi?

Se dovessi rispondere di primo acchito ti direi “la mia vita"!
A parte questo, l'Osteria Barucchi è un posto dove si possono stuzzicare formaggi e salumi del nostro territorio Veronese, Lessinia e dintorni, dove si può fare un aperitivo lungo senza cenare, ma stuzzicando.
Inoltre l'Osteria Barucchi è un punto di riferimento per eventi sia musicali che culturali.
È un centro di ritrovo per giovani e meno giovani dove lo slogan è “sentirsi a casa”.
L'Osteria Barucchi non è distacco, ma unione tra le persone.

Qual è la sua storia?

La storia di questa osteria risale al lontano 1900.
Questo era un luogo d'incontro nato vicino all'adige e alla vecchia fornace che rappresentava all'epoca una tappa fondamentale di ristoro dei barcaioli e degli operai.
L'immobile era di proprietà di una famiglia del posto e veniva successivamente acquistato dalla mia famiglia intorno al 1970, su volere di mio zio Carlo, che amava questa località, “La Sorte”, e che soprattutto credeva fortemente in questo investimento.
I miei genitori presero subito in mano la gestione dell'osteria, che si interuppe tuttavia dopo pochi anni per motivi famigliari.
Si susseguirono quindi diverse gestioni dell'osteria, come Movimento Cristiano Lavoratori, che divenne col tempo una vivace realtà di paese, ritrovo di giovani e meno giovani. Per ridare vita alla tradizione famigliare ho deciso di riprendere le redini dell'attività a cui mi sono sempre sentita in qualche modo legata.
Così è nata l'Osteria Barucchi (in onore dell'aviatore Giacomo Barucchi, cui è anche dedicata la via), frutto della mia grande passione e della mia voglia di ricreare un luogo di convivialità che fosse un punto di riferimento e di socialità, e dove la qualità dei prodotti offerti potesse rispecchiare in pieno le tipicità e genuinità del territorio e della sua gente.
Con l'aiuto della mia famiglia che partecipa in prima linea in questa esperienza ho cercato - e cerco ogni giorno - di creare un ambiente accogliente, capace di far respiarare agli avventori l'atmosfera di casa.

Che ruolo hai tu all'interno di quest'attività?

Sono il perno, tante persone non dicono: "andiamo all'Osteria Barucchi", dicono: "andiamo dalla Katia".
Questo per farti capire che la mia presenza è essenziale.
Io decido tutto, dalle cose principali come i vini, gli alimenti, etc, all'organizzazione di eventi, la comunicazione, la pagina fb, la pubblicità...insomma, tutto.

Chi ha contribuito all'apertura dell'attività?

La mia famiglia che mi ha sostenuto in pieno in questa meravigliosa impresa, con un sostegno morale, ed anche economico.
Un piccolo grazie lo devo anche anche al mio ragazzo che mi ha, giorno per giorno, appoggiato nella realizzazione del mio progetto Osteria Barucchi.
E poi io, lo devo dire, non è arroganza, ma è voglia di fare, voglia di creare, voglia di di realizzare qualcosa di importante, almeno nel mio piccolo.
La mia volontà.

Quali ostacoli avete riscontrato?

L'ostacolo più grande è far accettare una tipologia di luogo nuovo in un paese, anzi, in una piccola località.
L'Osteria, infatti, anche se abbastanza vicina al centro è situata in una zona un po' fuori mano, comunque collocata in un paese.
Prima qui c'era un altro tipo di locale, un circolo tipo bar con televisioni, biliardo, una struttura diversa. Io l'ho trasformato completamente, qui non c'è nulla di tutto questo, la gente è obbligata a parlare e a stare insieme senza distrazioni di alcun tipo; ti assicuro che è difficile ma a lungo termine so che sarò premiata.

Cosa rende l'osteria diversa dalle altre?

La passione che ci sto mettendo, giorno dopo giorno, momento dopo momento.

Stare qui a dirti che sono i miei prodotti territoriali (e anche se territoriali ancora troppo poco conosciuti) sarebbe poco; le persone amano la passione e l'entusiasmo, la dedizione, che ritrovano poi anche nella mia ricerca e nell'offerta dei prodotti di qualità che propongo.
L'essenziale tuttavia è che la gente percepisca che il lavoro che sto facendo mi piaccia, indipendentemente da ogni altra gratificazione. E spero che la gente lo senta!

Raccontaci un aneddoto spiritoso sulla creazione dell'osteria.

C'è una circostanza divertente che ricordo con piacere.
Quando stavamo ristrutturando, nel momento della sistemazione dei muri, in particolare l'imbiancatura, nella prima sala volevo mettere qualcosa in mezzo alla parete al fine di mettere una linea divisoria tra la parte alta e bassa questo perchè le persone con le sedie non rovinassero il muro.
L'idea è stata recuperare delle assi da delle cassette dove venivano raccolte le ciliege.
Sono andata a prendere il tutto da una famiglia contadina del quartiere che abita in un casolare vicino all'Osteria, in special modo la nonna di questa famiglia, ultra novantenne, ma super simpatica, la signora Lina, mi ha invitato nel loro campo per andare a prenderle.
Una mattina, gambe in spalla e via, sono andata là e me le sono portate in osteria con un carrettino (prestatomi dalla signora Lina) da agricoltore, quelli a mano...facevo ridere! Poi le abbiamo tagliate e sistemate sui muri.
La scena ridicola e vedermi per la strada con questo carettino con le cassette dentro, fiera del mio “bottino”, è stato divertentissimo.
Sembravo una matta!

Progetti per il futuro?

A dire il vero non ne ho, non ci penso quasi mai al futuro, vivo il presente e basta.
Quello che si realizzerà per la mia Osteria, sarà creato giorno per giorno nel mio presente.
Mattone, dopo mattone.

inserito il 23-04-2014
Katia Zantedeschi, gastronomia, 1900, La Sorte, Verona, Osteria Barucchi, osteria, Elisabetta Barreca
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